Dott. Antonio di Palma

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La sindrome di Stoccolma

Che cos'è la Sindrome di Stoccolma? Descrive una particolare condizione psicologica che si verifica quando la vittima di un sequestro arriva a provare sentimenti positivi nei confronti del suo sequestratore o addirittura a innamorarsi.

La sindrome di Stoccolma non viene considerata una patologia. Alla base ci sarebbero dei meccanismi mentali inconsci, collegati con l'istinto di sopravvivenza.

La sindrome di Stoccolma è fondamentalmente un meccanismo di sopravvivenza. Le persone coinvolte stanno combattendo per salvare la loro vita.

La sindrome di Stoccolma si manifesta soprattutto quando la vittima percepisce che la sua sopravvivenza è legata al sequestratore.

Nella sindrome di stoccolma la vittima si identifica con il suo carnefice, cerca di comprendere le sue motivazioni e finisce con il tollerare le violenze subite. In questo modo, elimina anche l'avversione che provava verso il suo aguzzino.

Secondo Anna Freud è un meccanismo di difesa che, coincide con l'identificazione con l'aggressore.

Il termine sindrome di Stoccolma fu coniato nei primi anni ' 70 a seguito delle reazioni sorprendenti di tre donne e un uomo, impiegati di banca, verso i loro sequestratori dopo una rapina diventata suo malgrado molto famosa.

L'episodio si verificò in una delle più grandi banche di Stoccolma, il 23 agosto del 1973, i quattro furono presi in ostaggio per quasi una settimana da due ex detenuti evasi che minacciavano la loro vita, ma allo stesso tempo si mostrarono gentili.

Con sorpresa del mondo, i 4 sequestrati non solo si opposero con forza ai tentativi fatti dal governo per liberarli, ma cercarono di difendere i loro rapitori.

Infatti, diversi mesi dopo che furono liberati, i quattro avevano ancora dei sentimenti positivi molto forti per i loro aguzzini. Due delle tre donne, addirittura, si innamorarono dei rapinatori. L'evento di Stoccolma incuriosì molti studiosi che cercarono di studiare tale fenomeno.

Gli studi accertarono che situazioni simili sono solite verificarsi anche nei campi di concentramento, negli adepti di certe sette, nelle vittime di incesto, nei bambini fisicamente e/o emotivamente abusati, nelle donne maltrattate, e infine nelle prostitute e nei prigionieri di guerra.

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