Dott. Antonio di Palma

Home » Articoli » Panico e psicosi collettiva
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Panico e psicosi collettiva

Il Panico, la paura sono emozioni negative travolgenti e ad alto rischio di contagio. In uno spazio affollato, quando compare la paura o, ancora di più il panico, le persone tendono a imitare le azioni di chi hanno vicino e dunque, per esempio, a correre nella medesima direzione.

Il panico collettivo è un fenomeno conosciuto per essere un tipo di reazione che riguarda la percezione di rischio, in grado di trasmettere e creare reazioni scomposte e molto pericolose.

La Psicologia sociale ha osservato che soprattutto in condizioni di ambiguità e incertezza vi è una maggiore tendenza ad imitare gli altri. Dunque il correre in direzioni improvvisate, calpestando chi si interpone sulla via della fuga, sono possibili conseguenze del panico e dell'assenza di indicazioni utili e chiare che possono portare anche a conseguenze drammatiche.

L'effetto mandria altro no è che la conseguenza di questo meccanismo psicologico. A Torino, in Piazza San Carlo, in occasione della partita di Champions League, con tutta evidenza, la percezione di un rischio interpretato come possibile attacco terroristico e minaccia alla vita ha innescato dinamiche istintive legate alla sopravvivenza e questo ha portato ad abbandonare ogni ricorso alla logica, alla razionalità, alla possibilità di compiere una lucida analisi di quanto sta accadendo.

La paura affievolisce il ricorso al giudizio e provoca azioni immediate, non necessariamente finalizzate in modo funzionale. Le emozioni negative come le emozioni positive quando si è in presenza di molti individui all'interno di uno stesso spazio sono amplificate. La massa, infatti, favorisce l'attenuazione del giudizio e della responsabilità per cedere il posto a comportamenti collettivi aggressivi e violenti. Sono note le reazioni di contagio e l'attenuazione della responsabilità nella massa: quando si è in gruppo ci si abbandona a comportamenti che in solitudine non troverebbero luogo, ed esempi evidenti sono gli episodi di aggressività delle tifoserie oppure le aggressioni dei cosiddetti "branchi".

Freud, già nel 1921 in Psicologia delle masse e analisi dell'io, a proposito delle masse, affermava: "All'interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una modificazione spesso profonda della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamene esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in maniera considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestamente ad equipararlo agli altri individui della massa; è un risultato, questo, che può essere conseguito unicamente mediante l'annullamento delle inibizioni pulsionali peculiari ad ogni singolo individuo, e mediante la rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni".

Per concludere, ancor prima di Freud, Gustave Le Bon con Psicologia delle folle (1895) e W. McDougall con La psiche collettiva (1920) avevano osservato che una massa disorganizzata favoriva l'inibizione dei meccanismi di controllo che governano la vita quotidiana e, in conseguenza di ciò, lasciava affiorare moduli di comportamento regressivi e primitivi. Quando si è in gruppo molto più facilmente ci abbandoniamo a comportamenti aggressivi e violenti, condotte, queste, che poco appartengono all'individuo quando non si trova camuffato nella massa.

Gentile visitatore visitatrice, se desidera avere maggiori informazioni o chiedere un supporto, può chiamare al 3470716419, o cliccare su contatti, ricevo a Ciampino e Roma, zona Castro Pretorio.

Chiedi informazioni Stampa la pagina

Dove Siamo