L’intento di questo piccolo contributo sulla pornografia è quello di andare oltre il giudizio morale. Per uno psicologo e psicoterapeuta ad approccio strategico è fondamentale spogliare questo argomento da qualsiasi giudizio moralistico di “bene” o “male” per analizzare, invece, la realtà clinica del suo funzionamento.
Nel linguaggio quotidiano, l’aggettivo “pornografico” viene spesso associato a tutto ciò che il senso comune ritiene osceno, indecente, sconveniente o di cattivo gusto. Questa sovrapposizione concettuale genera una forte confusione, spingendo le persone a utilizzare i termini “osceno” e “pornografico” ed “erotico” come sinonimi.
In ambito clinico, occorre, quindi, tracciare una netta linea di demarcazione tra questi tre concetti, che il senso comune tende a sovrapporre:
- Pornografia: È la rappresentazione di contenuti sessuali espliciti. La sua caratteristica essenziale è la sessualità totalmente svelata, intesa come senza veli ed esposta direttamente agli occhi di chi guarda. Non richiede alcuno sforzo all’immaginazione.
- Osceno: È la reazione emotiva e culturale ad atti sessualmente espliciti che offendono il comune senso del pudore. L’oscenità non risiede nell’atto in sé, ma nel giudizio e nel rifiuto espresso da una determinata società in un dato momento storico.
- Erotismo: È un concetto frequentemente associato e contrapposto alla pornografia. Se quest’ultima svela tutto e subito, l’erotismo gioca sul mistero, sull’allusione e sul “vedo-non-vedo”. Coprendo o nascondendo l’atto visivo, costringe la mente dell’osservatore a lavorare per colmare quel vuoto, attivando la fantasia e alimentando il desiderio.
La pornografia è negativa?
Dal punto di vista dell’approccio strategico la risposta è no. Nella terapia strategica non esistono categorie morali assolute, ma si valuta la funzionalità o la disfunzionalità di un comportamento in base ai suoi effetti sulla vita della persona. Il valore, quindi, non risiede mai nell’oggetto, ma nella relazione che l’individuo instaura con esso e nella frequenza del suo utilizzo.
L’uso della pornografia si muove lungo un continuum:
- Uso Funzionale: Quando viene utilizzata in modo sporadico, come elemento di gioco, di esplorazione o di completamento della propria vita sessuale, senza che questo sostituisca le relazioni reali o crei malessere.
- Uso Disfunzionale: Quando si trasforma da libera scelta a bisogno compulsivo, diventando uno scudo per anestetizzare l’ansia, fuggire dalla noia o evitare il rischio del rifiuto nelle relazioni reali.
La psicoterapia breve strategica
- Il controllo che fa perdere il controllo: La persona si impone il divieto assoluto di guardare materiale pornografico. Questo proibizionismo non fa che aumentare il desiderio, trasformando il pensiero in un’ossessione fissa, fino al momento del crollo e della ricaduta.
- L’evitamento delle relazioni reali: Poiché la pornografia offre uno stimolo esplicito, immediato e privo del rischio di rifiuto, l’individuo inizia a evitare i contatti intimi reali, preferendo la sicurezza artificiale dello schermo.
- La segretezza e il senso di colpa: Nascondere il comportamento genera una doppia vita carica di vergogna. L’ansia derivante da questa condizione viene poi compensata e “anestetizzata” attraverso nuove sessioni di pornografia, alimentando il circolo vizioso.
Il trattamento terapeutico
La pornografia, basandosi su stimoli immediati e preconfezionati, aggira il normale processo dell’immaginazione e dell’erotismo, portando il cervello a creare l’illusione di un piacere facile e rapido e senza fatica. Questo meccanismo riduce la motivazione a ricercare gratificazioni relazionali reali, creando un’illusione di piacere che può sfociare in isolamento e assuefazione.
Per uscire da questo labirinto mentale non servono la forza di volontà o la colpevolizzazione moralistica, che spesso esasperano la compulsione. L’obiettivo della psicoterapia breve strategica, è quello di scardinare il meccanismo modificando la percezione del divieto e del piacere, applicando stratagemmi terapeutici mirati per guidare la persona a rompere il rituale, riappropriandosi in tempi brevi della propria libertà emotiva, relazionale e sessuale.
Contatti e informazioni
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