Adolescenza e anoressia

Nov 13, 2024

L’adolescenza è da sempre una fase di profonda transizione e fragilità. Negli ultimi anni, tuttavia, la psicologia clinica si trova ad affrontare una sfida sempre più complessa: il legame sempre più stretto e precoce tra adolescenza e anoressia nervosa.

Se un tempo questo disturbo si manifestava principalmente nelle ragazze più grandi, oggi l’età di esordio si sta drammaticamente abbassando verso l’età puberale (11-12 anni) e l’infanzia. Non è più raro, purtroppo, accogliere in terapia bambine di appena 8 anni che mostrano già i segni di una profonda insoddisfazione per le proprie forme corporee.

Il quadro clinico è caratterizzato da una marcata restrizione alimentare, che riguarda la quantità e la qualità dei cibi. L’idea fissa è il raggiungimento della magrezza, associato al timore ossessivo di ingrassare.

Alcune ragazze si vedono grasse in tutto il corpo, altre, pur ammettendo lo stato di magrezza complessivo, trovano orribilmente grosse alcune parti: il ventre, i fianchi, il sedere e le cosce.

Nelle ragazze che soffrono di questa patologia, la percezione corporea si frammenta:
  • Alcune si vedono grasse in tutto il corpo.
  • Altre focalizzano il disagio su punti specifici come ventre, fianchi, sedere e cosce.

Con il progredire del disturbo, il valore di sé dipende esclusivamente dalla bilancia e dallo specchio. Il corpo viene vissuto con profonda vergogna e subentra la preoccupazione costante per il giudizio altrui.
Questo genera due comportamenti opposti ma ugualmente dolorosi: l’evitamento totale (rifiuto di guardarsi o mostrarsi) o il controllo continuo e ossessivo della propria forma fisica.

Con il passare del tempo il valore di sé dipende sempre più dalla bilancia e dallo specchio. Nella maggior parte dei casi il corpo è vissuto con profonda vergogna. Inoltre, subentra la preoccupazione di quello che gli altri possono pensare del loro aspetto fisico. Tante ragazze evitano di farsi guardare, e toccare, o di vedersi allo specchio. Altre, invece, verificano di continuo la propria forma fisica.

Fanno molta attenzione a indossare costumi, indumenti attillati o di far vedere parti del corpo percepite come troppe grosse. Sono ragazzine molto critiche verso sé stesse, si sentono non all’altezza e hanno la tendenza a sovrastimare gli altri e a sminuire se stesse.

A livello di relazioni interpersonali si ha un graduale ritiro sociale, per sottrarsi al pericolo di trovarsi in circostanze dove si potrebbe verificare la perdita di controllo sul cibo. Si tratta di un comportamento, che tende a irrigidirsi fino a rifiutare di mangiare in presenza di persone, compresi i familiari.

Dismorfismo corporeo

L’evento più strano e incomprensibile è la progressiva distorsione dell’immagine corporea (dismorfismo corporeo). Con il ridursi del peso corporeo, la percezione visiva si altera: il soggetto si percepisce erroneamente in sovrappeso, come attraverso una lente deformante. Questo fenomeno alimenta un circolo vizioso patologico, in cui il dismorfismo intensifica la restrizione alimentare e ne viene a sua volta esacerbato, portando a gravissimi rischi per la salute.

Rigidità cognitiva e iper-investimento nel dovere

Nell’anoressia, ogni forma di piacere e gratificazione viene vissuta come una pericolosa perdita di controllo. Questo rifiuto, inizialmente limitato al cibo, si estende gradualmente a ogni stimolo che possa minare la stabilità emotiva, incluse le pulsioni sessuali adolescenziali.
Parallelamente, l’attenzione si sposta in modo ossessivo verso i doveri e gli impegni. Le giovani pazienti manifestano spesso un perfezionismo estremo e una forte competitività scolastica, abolendo il riposo e lo svago fino al collasso psico-fisico. Nelle fasi avanzate del disturbo, tuttavia, il grave deperimento organico riduce la capacità di concentrazione e causa un affaticamento tale da rendere impossibile persino la lettura, conducendo inevitabilmente all’abbandono degli studi.
Questo quadro si associa a una marcata rigidità cognitiva: il pensiero diventa dicotomico (“bianco o nero”). Qualsiasi risultato inferiore alla perfezione matematica viene interpretato come un fallimento totale, minando ulteriormente una già fragile autostima e spingendo all’evitamento di ogni situazione non pienamente controllabile.

Le cause multifattoriali

L’insorgenza della anoressia nervosa è da collegarsi a un profondo disagio psicologico, determinato da molti fattori. Nessuno di questi da solo, è responsabile della malattia, ma più elementi messi insieme danno origine al disturbo. Una mentalità molto rigida, un perfezionismo estremo e ansioso, bassa autostima, paure legate alla crescita, difficoltà nella gestione delle emozioni e fattori socio-culturali, che promuovono ideali di bellezza e magrezza come elementi collegati al valore personale e al successo.

Negli adolescenti e non solo capita spesso di fare diete “fai da te” per ridurre o modificare le proprie forme corporee. Questo comporta un forte rischio di sviluppare un disturbo dell’alimentazione. L’anoressia è un disagio mentale grave. Sebbene si possa guarire, se non adeguatamente e tempestivamente trattata può diventare cronica e avere serie conseguenze per la salute, e in alcuni casi portare alla morte. Quindi è fondamentale riconoscere e affrontare tali problematiche precocemente. L’intervento tempestivo è positivamente correlato a una maggiore probabilità di guarigione (Austin, 2020).

Già a metà degli anni 80’ si è avuto un aumento significativo delle patologie legate all’alimentazione. Questo è stato favorito anche dai media, che veicolano delle immagini che poi diventano dei riferimenti a cui certe persone aspirano. Ora in una società come la nostra, dove la scelta del cibo sano, il cibo che ti può risolvere le patologie, oppure che ti può dare la forza, l’efficienza, che uno desidera, porta a evitare o a irrigidire certi comportamenti, che sono funzionali allo sviluppo dei disturbi di cui sto parlando.

Con questo faccio una precisazione, non è che le persone diventano anoressiche o bulimiche, perché vedono determinati programmi o perché guardano le modelle, ma semplicemente perché certe persone hanno una maggiore sensibilità, rispetto a determinati temi. Questi stimoli potrebbero incrementare una condizione patologica.

Il trattamento: il ruolo fondamentale della famiglia

Nel percorso di cura degli adolescenti, il coinvolgimento dei genitori è un pilastro terapeutico imprescindibile. Di fronte a sintomi così destabilizzanti, è naturale sperimentare sentimenti di impotenza, frustrazione o rabbia. Tuttavia, l’imposizione autorevole, il giudizio e la critica si rivelano controproducenti.

Una volta sbloccata la restrizione alimentare e stabilizzato il peso, la terapia deve necessariamente andare oltre il sintomo del cibo. Il percorso clinico deve accogliere la complessità della persona, focalizzandosi su:
  • Sviluppo di un sano equilibrio emotivo autonono
  • Potenziamento delle abilità interpersonali e sociali
  • Ristrutturazione funzionale delle dinamiche familiari

Contatti e informazioni

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