La perversione secondo Freud. Questo articolo nasce con l’intento di ripercorrere il concetto di perversione a partire dalle intuizioni del padre della psicoanalisi, per poi esplorare il passaggio terminologico a “parafilia” e comprendere la svolta terapeutica introdotta dall’Approccio Strategico.
La sessualità umana è un universo vasto, sfaccettato e non sempre incanalabile in binari rigidamente definiti. Tra le sue infinite sfumature si collocano le parafilie, espressioni del desiderio che storicamente hanno subito forti giudizi morali e che ancora oggi generano un profondo disagio in chi le vive.
Tuttavia, il focus della clinica moderna si è progressivamente spostato dalla condanna morale alla comprensione della funzionalità psicologica.
In questo panorama, l’Approccio Strategico offre una chiave di lettura e di intervento radicalmente diversa rispetto ai modelli tradizionali: non cerca di estirpare il desiderio, ma scardina i meccanismi paradossali che trasformano una caratteristica personale in una gabbia di sofferenza.
Il linguaggio e il mito della “perversione”
Nel linguaggio comune, e talvolta persino tra gli addetti ai lavori, si osserva ancora l’utilizzo del termine perversione per indicare un comportamento sessuale “deviante” o ritenuto socialmente ed eticamente scorretto. Al contrario, il termine parafilia ha ancora oggi una limitata diffusione e resta confinato principalmente in un contesto di tipo clinico e scientifico-forense.
Questo passaggio terminologico rappresenta una vera rivoluzione: si abbandona il giudizio morale e si passa a una descrizione oggettiva dell’attrazione verso stimoli atipici, distinguendo la semplice variante del desiderio dal disturbo clinico vero e proprio.
Il modello freudiano: fissazione e regressione
Per spiegare la perversione sessuale, Freud si serve delle tre fasi della sessualità infantile (fase orale, fase sadico-anale, fase fallico-edipica). In questo quadro, i concetti di fissazione e regressione acquistano una notevole importanza:
- La Fissazione: Freud identifica qui il concetto adulto di perversione sessuale. Le anomalie devono per forza avere a che fare con arresti delle fasi di sviluppo, dove il bambino, invece d’integrare e procedere al superamento della fase precedente, si arresta, rimanendo incastrato, dirigendo l’energia libidica.
- La Regressione: è l’altro pericolo identificato. Quando il bambino, nel corso del suo sviluppo, percepisce particolari difficoltà, può tornare indietro, invischiandosi. Quando più forti sono le fissazioni durante il percorso evolutivo, tanto più forte per lui sarà la tendenza a evitare di superare le difficoltà esterne, regredendo e rimanendo bloccato allo stadio della fase precedente.
L’Approccio Strategico: come funziona il problema nel presente
L’Approccio Strategico compie un radicale cambio di paradigma, focalizzandosi interamente sul presente. Non perde tempo a indagare il perché passato o l’origine del comportamento, ma analizza come funziona la dinamica nel qui e ora. La parafilia non viene trattata come una malattia strutturale e immutabile della personalità, ma come un modello rigido che si autoalimenta.
Le tentate soluzioni che alimentano la trappola
Nella prospettiva della Psicoterapia Breve Strategica, la sofferenza legata al disturbo parafilico non è causata dalla natura dell’impulso, ma dalle Tentate Soluzioni disfunzionali messe in atto dal soggetto per gestirlo.
Il problema clinico si struttura quando l’uso diventa compulsivo e la persona, nel tentativo di uscirne, attiva una serie di Tentate Soluzioni disfunzionali che, anziché risolvere il disturbo, lo mantengono in vita e lo alimentano.
La risposta più comune di fronte a un impulso percepito come “sbagliato” o “immorale” è il tentativo di repressione o controllo volontario. La persona si impone di non pensare a quella fantasia o di non mettere in atto quel comportamento.
Il paradosso del controllo: quando sforzarsi aumenta il desiderio
Tuttavia, la mente umana risponde a una logica non ordinaria. Il tentativo di inibire volontariamente un pensiero o un impulso biologico produce l’effetto opposto: lo amplifica. Più la persona si sforza di non desiderare, più il desiderio si focalizza nella mente, diventando un’ossessione intrusiva.
Questo meccanismo crea una pressione psicologica insostenibile che culmina, inevitabilmente, in un’esplosione compulsiva del comportamento. Il controllo esasperato conduce al caos più totale, alimentando un circolo vizioso distruttivo:
[Impulso Atipico] ➔ [Tentativo di Repressione] ➔ [Aumento della Tensione] ➔ [Esplosione Compulsiva] ➔ [Senso di Colpa]
La persona cade così in un paradosso: lo sforzo estremo per liberarsi dalla gabbia diventa l’ingranaggio che la chiude a chiave.
La Terapia Breve Strategica interviene spezzando con precisione questo circolo vizioso:
- Interruzione della trappola: si bloccano le Tentate Soluzioni e i tentativi di repressione disfunzionali che alimentano e mantengono viva la compulsione.
- Prescrizioni e stratagemmi: il terapeuta utilizza tecniche specifiche e logiche non ordinarie per scardinare la rigidità della percezione e disinnescare l’ossessione.
- Tempi brevi: l’intervento punta a un cambiamento e a uno sblocco rapido del comportamento, focalizzandosi sull’efficacia clinica in tempi decisamente ridotti
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