Senso di colpa

Mar 8, 2023

Il senso di colpa per quanto possa sembrare un’emozione scomoda, ha una funzione adattativa per l’essere umano. Infatti, permettere di conservare la memoria degli sbagli fatti, in modo tale da impedire di ripeterli in futuro. In breve, non è un nemico, ma un guardiano.

Questo sentimento, per quanto fastidioso, infatti, funziona come un allarme che suona per avvertirci che stiamo uscendo dai nostri confini morali o etici: “avrei dovuto studiare, invece ho preferito uscire con gli amici”.

La trappola della colpa

Il senso di colpa, in alcuni casi può superare quella che è la sua funzione adattativa. Quando succede questo si trasforma in un sentimento invadente e invasivo, al punto da limitare o addirittura bloccare la conduzione di una vita serena.

Spesso il senso di colpa è scatenato da rimorsi e rimpianti, una mancata soddisfazione o un’esperienza del passato non vissuta pienamente, infatti possono assumere valenze dolorose e devastanti.

Il meccanismo del rimpianto

Spesso la colpa è alimentata dal rimpianto e dal rimorso: il dolore per ciò che è stato o, peggio, per ciò che non è mai avvenuto. I temi più frequenti sono del tipo “se solo avessi portato a termine gli studi”, se solo avessi accettato quel lavoro” sono solo alcuni tra i più comuni rimpianti che tormentano le persone.

Queste emozioni negative solitamente sopraggiungono quando le persone vivono momenti di difficoltà, di insofferenza o delusione.

Chi vive il rimpianto è spesso preso da fortissimi sensi colpa e si porta addosso il peso della responsabilità. Il senso di colpa porta spesso a ruminazioni dolorose, si è incapaci di liberarsi da questi pensieri angoscianti. La mente sembra condannata a ripensare costantemente a ciò che invece vorrebbe dimenticare.

L’approccio strategico

Per liberarsi dalla morsa del senso di colpa, non serve cercare di “non pensare” o scacciare i rimpianti: più cerchiamo di dimenticare, più il ricordo si fissa con forza. La soluzione strategica non risiede nella lotta contro l’emozione, ma nel suo attraversamento. Imparare a guardare in faccia il passato, concedendosi uno spazio definito per elaborare il dolore, è l’unico modo per permettere a quell’allarme di smettere finalmente di suonare e tornare a vivere nel solo tempo in cui è possibile agire: il qui e ora.

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