Parafilie minori
Nel vasto panorama della sessualità umana, esistono territori poco esplorati e spesso taciuti: le parafilie minori. Definite così non per la scarsa intensità del disagio, ma per la loro minore diffusione statistica rispetto a quelle elencate nel DSM-5, queste dinamiche nascondono un meccanismo psicologico complesso che va ben oltre la semplice ricerca del piacere.
La trappola della tentata soluzione
Dal punto di vista dell’approccio strategico, il problema non risiede tanto nella natura del desiderio, quanto nel tentativo di controllarlo. Chi soffre di una pulsione parafilica vive spesso un conflitto lacerante: da un lato la spinta compulsiva, dall’altro un profondo senso di colpa e vergogna.
Qui scatta il paradosso: il soggetto cerca di opporsi con forza al comportamento, ma è proprio questo sforzo di volontà a trasformarsi in una “tentata soluzione” fallimentare. Più cerco di combattere un pensiero o un impulso, più lo rendo onnipresente e potente. La resistenza cede inevitabilmente, portando a una perdita di controllo ancora più marcata e a un senso di disistima profondo.
Il sintomo come sedativo dell’ansia
Un errore comune è pensare che il comportamento parafilico sia il problema primario. In realtà, spesso funziona come un regolatore emotivo, in modo del tutto simile a quanto accade nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo.
L’azione parafilica non è mossa solo dal desiderio, ma dal bisogno impellente di sedare l’ansia. Il soggetto non mette in atto il comportamento perché “è sbagliato”, ma perché sta provando un malessere interno che non trova altra via d’uscita. La parafilia diventa, paradossalmente, l’unico strumento conosciuto per abbassare una tensione intollerabile.
Il lavoro terapeutico non mira a una condanna morale, che servirebbe solo ad alimentare la vergogna e quindi l’ansia. L’obiettivo prioritario è interrompere il circolo vizioso tra controllo e perdita di controllo.
Attraverso lo studio della struttura del problema, la terapia aiuta il soggetto a comprendere che il comportamento è l’effetto di un malessere, non la causa originaria. Solo scardinando la dinamica compulsiva e gestendo l’ansia sottostante è possibile restituire alla persona la libertà di scelta sulla propria vita sessuale ed emotiva.
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