Ansia paura panico, perché persistono?

Mar 17, 2026

Ansia paura panico, perché persistono?

Il tratto comune a tutti i soggetti che soffrono di ansia, panico, paura è il fatto che essi arrivano al punto di non riuscire più ad avere una vita autonoma. Questo, porta a dipendere completamente o in parte dalle persone intorno a loro.

La persistenza di un problema è dovuta più alle tentate soluzioni messe in campo per risolvere il problema stesso. Facciamo l’esempio di una persona che ha paura di sentirsi male in mezzo alla gente, di allontanarsi da casa, di rimanere solo in casa o è spaventato da tutte le somatizzazioni (tachicardia, respiro affannoso, senso di vertigine, sudorazione, confusione, senso di soffocamento. In questi casi si mettono in atto due basilari tentate soluzioni:

  • Quella di evitare di allontanarsi da soli o di rimanere da soli. Questo comportamento porta pian piano a evitare tutto;
  • La richiesta di aiuto. Essi richiedono costantemente massiccio supporto alle persone intorno, disposte a intervenire nel caso avessero un attacco d’ansia o di panico.

Queste tentate soluzioni invece che liberare dalla paura finiscono per alimentarla. I tentativi di superare il problema contribuiscono a definirlo e mantenerlo. (Keeney 1983).

Pertanto tra il soggetto e la paura, l’ansia e il panico si viene a costituire una sorta di circolo vizioso. Questo si mantiene proprio attraverso gli sforzi e la lotta, che una persona e le persone che le sono vicino intraprendono contro il sintomo.

Questo sta a significare che le tentate soluzioni messe in atto per evitare la paura o l’attacco di panico portano al mantenimento del sintomo se non al suo peggioramento.

Ciò che determina la formazione e soprattutto la persistenza delle sintomatologie fobiche ansiose, non sono tanto le cause originarie, ma quello che si fa per autodifendersi nei confronti della paura. In altre parole, chi lamenta un problema sta solo cercando di liberarsene, ma nel modo sbagliato.

La Teoria del Cambiamento: Rompere il Sistema

Perché continuiamo a fare le stesse cose anche se non funzionano? La risposta risiede nell’economia del sollievo immediato. Evitare o chiedere aiuto calma l’angoscia nell’istante in cui lo facciamo, creando una sorta di dipendenza dal “minor danno”.

Il cambiamento, in un’ottica strategica, non avviene dunque attraverso la comprensione intellettuale del problema, ma cambiando la percezione della realtà. Non è necessario un lungo percorso introspettivo: il cambiamento è performativo e si ottiene agendo in modo diverso. Quando interrompiamo le vecchie strategie, viviamo quella che viene definita “esperienza emozionale correttiva”: scopriamo cioè, nei fatti, che la minaccia non è così insormontabile come credevamo. Una volta che la persona sperimenta di poter gestire anche solo una piccola dose di paura senza aiuti esterni, il castello di carta dell’ansia inizia a crollare.

Quindi, le persone ripetono tali tentate soluzioni, sulla base della loro precedente funzionalità e sulla base del fatto che al momento della crisi rappresentano il loro unico repertorio di risposta utile ad alleviare la paura, l’ansia e il panico.

Interruzione del circolo vizioso

Il trattamento, quindi, consiste nella capacità del terapeuta di interrompere il circolo vizioso che mantiene il problema. In breve, se il comportamento che mantiene il problema viene neutralizzato o eliminato, il sintomo si scioglierà come neve al sole.

Questo a prescindere dalla sua natura, origine o durata del sintomo. Per fare questo, il terapeuta possiede tutta una serie di tecniche per portare una persona a cambiare, sfruttando tutte le sue risorse.

Gentile visitatrice visitatore se desidera avere maggiori informazioni o chiedere un supporto può chiamare al 3470716419 o cliccare su contatti. Ricevo a Ciampino, via Alessandro Guidoni, 17, Roma, zona Castro Pretorio.

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