La felicità

Nov 11, 2025

Qui non troverai nessuna ricetta per inseguire la felicità, oh, sì, forse una secondo me, la più importante: quella di smetterla di inseguirla. Avete mai cercato di acchiappare l’acqua e trattenerla nella vostra mano? Ecco la felicità è proprio questo: l’acchiappi e dopo un po’ va via.

“L’uomo è infelice perché non sa di essere felice. Solo per questo” (Dostoevskij “I Demoni” 1872).

Oggi siamo tutti ossessionati dall’inseguire la felicità. Basta entrare in una qualsiasi libreria per renderci conto di essere circondati da libri, con titoli accattivanti che propongono ricette per vivere felici e contenti.

Che sia utopia, solo un’illusione o se ne abbia esperienza, la felicità resta comunque una condizione esistenziale verso cui tutti aspirano. Quando siamo incapaci di raggiungerla, attribuiamo il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno.

Non siamo soddisfatti del nostro corpo, del nostro stato di salute, della nostra età, della nostra occupazione, della nostra relazione, della nostra condizione economica. Questo perché ci regoliamo sugli altri e sui modelli che la pubblicità ci offre quotidianamente.

“La felicità non ha volto ma spalle: per questo noi la vediamo solo quando se n’è andata” (Friedrich Nietzsche).

Le persone non possono essere felici per molto tempo o in modo persistente, perché questo benessere è soltanto temporaneo. Le nostre aspirazioni tendono a crescere progressivamente in relazione ai beni posseduti e ai risultati conseguiti. Per spiegarmi meglio faccio un esempio: vincere un milione di euro al superenalotto, potrebbe generare in noi un’enorme felicità, ma col tempo finiremo per abituarci al nuovo sontuoso stile di vita e cominceremo a paragonarci a chi è più ricco di noi e vivere una vita migliore di quella che siamo riusciti a permetterci grazie alla vincita.

Lo stesso vale per gli altri risultati o realizzazioni che associamo alla felicità e con i quali spesso la facciamo coincidere. Questa aspirazione continua trasforma la felicità in una condizione irraggiungibile, dinamica e transitoria.

Il mito di Sisifo

Di conseguenza è come se corressimo su un tapis roulant restando sempre allo stesso punto: a prescindere dai nostri sforzi, non riusciamo comunque a raggiungere lo stato ultimo della felicità. A questo proposito è utile menzionare il mito di Sisifo: Sisifo per volere di Zeus è condannato per l’eternità a spingere un grosso masso dalla base alla cima di un monte, ma ogni volta che raggiunge la cima, il masso rotola nuovamente alla base del monte.

Diventa ciò che sei

La felicità non dipende tanto dal piacere, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui. Questo stato d’animo dipende piuttosto dalla piena accentazione di noi, che Nietzsche ha sintetizzato nell’aforismo: “Diventa ciò che sei”.

Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall’esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile ci possa esserci con la nostra personalità. L’infelicità è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità.

L’interazione tra una persona e la felicità sembra divenire un reale sistema cibernetico: sono i tentativi persistenti di raggiungerla che in qualche modo alimentano la nostra insoddisfazione e quindi la allontanano. Questo meccanismo porta a intensificare i nostri sforzi, pensando che erano insufficienti, ma più intensifichiamo i nostri sforzi più ci allontaniamo dal nostro obiettivo.

Il terapeuta strategico parte dall’assunto che l’interazione tra un problema e le sue tentate soluzioni costituisce un ciclo che si autoalimenta. Quindi, i problemi vengono mantenuti dalle tentate soluzioni inefficaci messe in atto per risolverli. Abbiamo creato un circolo vizioso che si alimenta da solo. Anche qui il trattamento consiste nel mettere fine alle tentate soluzioni, cioè a quei comportamenti disfunzionali che più che farci raggiungere la felicità l’allontanano. L’uomo avrebbe, quindi, la possibilità di incontrare la felicità, nel momento stesso in cui rinuncia a cercarla.

Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall’esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile ci possa esserci con la nostra personalità. L’infelicità è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità (Umberto Galimberti, 2009).

Chi è infelice in qualche modo è causa della sua infelicità, per avere improvvidamente coltivato un desiderio infinito e incompatibile con il suo modo di essere.

Gentile visitatore/visitatrice, se desidera avere maggiori informazioni o chiedere un supporto, può chiamare al 347.0716419, o cliccare su contatti. Ricevo su appuntamento a Ciampino, via Alessandro Guidoni, Roma, zona Castro Pretorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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