In questo articolo intitolato “Gaming online tra realizzazione di sè e rischio dipendenza” esplorerò il sottile confine tra passione e patologia nel gaming moderno. Analizzerò come il mondo virtuale possa diventare una ‘palestra di costruzione dell’identità’ e indicherò i segnali per capire quando tutto questo rischia di trasformarsi in una prigione digitale. Infine, esporò una prospettiva di risoluzione basata sulla Terapia Breve Strategica.
Nel contesto tecnologico odierno, il videogioco ha smesso di essere un semplice passatempo per trasformarsi in una vera e propria estensione della nostra esistenza. Accendere lo schermo non è più solo un atto ricreativo, ma l’ingresso in un laboratorio dove sperimentare l’identità, costruire relazioni e affinare competenze. Ma dove finisce la sana passione e dove inizia il rischio clinico?
Il Gaming come “palestra dell’identità”
Non possiamo più guardare al mondo virtuale con pregiudizio. La tecnologia immersiva offre oggi possibilità di realizzazione che la vita quotidiana a volte fatica a garantire:
- Sperimentazione del Sé: Attraverso l’avatar, il giocatore esplora parti di sé — come leadership, coraggio o creatività — che fatica a esprimere offline.
- Incubatore di Soft Skills: I team di gioco moderni sono veri laboratori di problem solving, coordinamento e gestione dello stress, competenze sempre più richieste nel mercato del lavoro contemporaneo.
Quando il gioco diventa allarme: i criteri del DSM-5
Partendo dal titolo “Gaming online tra realizzazione di sè e rischio dipendenza” si capisce, che nonostante le potenzialità, non possiamo ignorare i rischi. Il DSM-5 definisce la dipendenza da videogame come un uso ripetitivo che compromette le aree vitali. Analizzerò qui i sintomi principali che, se persistono per almeno 12 mesi, richiedono attenzione:
- Preoccupazione ossessiva: Il gioco diventa il centro del pensiero costante.
- Astinenza: Comparsa di ansia e irritabilità quando si è offline.
- Tolleranza: Il bisogno di aumentare sempre più il tempo di sessione.
- Uso come via di fuga: Giocare per non sentire tristezza o stress.
- Perdita di controllo: L’incapacità di fermarsi nonostante i danni a scuola, lavoro o salute.
Quando la soluzione diventa il problema
Al di là dei criteri diagnostici, voglio analizzare il fenomeno da un punto di vista prettamente clinico. In questa prospettiva, la dipendenza da gaming non è un “vizio”, ma una “tentata soluzione” disfunzionale. Il giocatore, inizialmente, usa il mondo virtuale per gestire un disagio reale (ansia sociale o solitudine). Tuttavia, ciò che era nato come un rimedio finisce per trasformarsi nel problema stesso: il rifugio diventa una prigione.
Quello che cerco di spiegare sempre a chi viene nel mio studio è che la dipendenza non è un vizio o una mancanza di volontà. Dal mio punto di vista prettamente clinico, vedo il gaming compulsivo come una “tentata soluzione“. Magari hai iniziato a giocare per scappare da un momento difficile o per sentirti meno solo, e all’inizio ha funzionato. Il problema è che quel rimedio, col tempo, è diventato la tua prigione. Il primo passo non è scavare nel passato, ma individuare cosa stai facendo oggi per provare a stare meglio che, paradossalmente, alimenta il problema. Nella Terapia Breve Strategica chiamiamo questi tentativi “tentate soluzioni”.
Forse hai provato a importi di non giocare (senza riuscirci), o i tuoi familiari hanno tentato di aitarti in questo. Il mio lavoro consiste nell’aiutarti a bloccare queste tentate soluzioni che non funzionano.
Rompere questo ingranaggio significa smettere di fare “sempre la stessa cosa”, sperando che il risultato cambi. Solo bloccando ciò che mantiene viva la prigione, possiamo liberare lo spazio per nuove possibilità. Ecco alcune manovre concrete per riuscirci:
- Trasformare l’impulso in appuntamento (Il piacere pianificato): Se combatti contro la voglia di giocare, la rendi invincibile. Per bloccare la tentata soluzione del “cercare di resistere per poi cedere”, ti suggerisco di stabilire finestre temporali precise. Decidendo tu quando giocare, trasformi un bisogno compulsivo in una scelta sotto il tuo controllo. Come diceva Paul Watzlawick: “Se te lo concedi, puoi rinunciarvi“.
- Esportare i tuoi talenti (La tecnica del “Come se”): Spesso la tentata soluzione è pensare di essere “vincenti” solo dentro il gioco. Per scardinare questa idea, ti invito a chiederti: “Come agirebbe oggi la mia versione capace e strategica della ‘palestra di costruzione dell’identità’ se fosse nel mondo reale?”. Iniziare a comportarsi “come se” fossi già quel te stesso anche offline blocca il circolo vizioso dell’insicurezza.
- Rendere la realtà di nuovo attraente (Piccoli Passi): La tentata soluzione abituale è l’isolamento totale. Blocchiamo questo schema attraverso minimi cambiamenti quotidiani, azioni così piccole da non fare paura, ma capaci di restituirti il piacere del mondo fisico.
Il mio obiettivo come terapeuta è aiutarti a ritrovare quella “cornice” di cui parlava Gregory Bateson: tornare a giocare per il piacere della sfida, e non perché “devi” farlo per sopravvivere alla realtà.
Il gaming online è una risorsa preziosa, a patto che rimanga una palestra di costruzione dell’identità al servizio della nostra crescita e non una prigione. Il mio obiettivo non è demonizzare lo strumento, ma aiutarti a riprendere in mano il progetto della tua vita.
Gentile visitatore/visitatrice, se desidera avere maggiori informazioni o chiedere un supporto, può chiamare direttamente al 347.0716419, o cliccare su contatti. Ricevo su appuntamento a Ciampino, via Alessandro Guidoni, Roma, zona Castro Pretorio.

