Come riconoscere il PTSD?

Set 1, 2019

Come riconoscere il PTSD?

Riconoscere il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) richiede una valutazione clinica attenta. Il manuale di riferimento internazionale per la salute mentale, il DSM-5, definisce criteri precisi per adulti, adolescenti e bambini sopra i 6 anni.

Comprendere questi indicatori è il primo passo essenziale per sapere come riconoscere il PTSD nella vita quotidiana e orientarsi tempestivamente verso un trattamento efficace.

L’esposizione all’evento traumatico

Il disturbo si sviluppa a seguito dell’esposizione a una morte reale (o minaccia di morte), a gravi lesioni o a violenze sessuali. Questa esperienza può avvenire in quattro modi:

A. Esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale in uno (o più) dei seguenti modi:

1. Fare esperienza diretta dell’evento/i traumatico/i.

2. Assistere direttamente a un evento/i traumatico/i accaduto ad altri.

3. Venire a conoscenza di un evento/i traumatico/i accaduto a un membro della famiglia oppure a un amico stretto. In caso di morte reale o minaccia di morte di un membro della famiglia o di un amico, l’vento/i deve essere stato violento o accidentale.

4. Fare esperienza di una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento/i traumatico/i (per es., i primi soccorritori che raccolgono resti umani; agenti di polizia ripetutamente esposti a dettagli di abusi su minori).

Nota: Il Criterio A4 non si applica all’esposizione attraverso media elettronici, televisione, film, o immagini, a meno che l’esposizione non sia legata al lavoro svolto.

I sintomi intrusivi

Successivamente all’evento, la persona rivive il trauma in modo involontario attraverso:

  • Ricordi intrusivi: pensieri e immagini spiacevoli che si presentano durante il giorno senza volerlo (nei bambini, questo può manifestarsi attraverso un gioco ripetitivo incentrato sui temi del trauma).
  • Incubi notturni: sogni angoscianti collegati all’evento.
  • Reazioni dissociative (Flashback): momenti in cui il soggetto sente o agisce come se il trauma si stesse ripetendo, perdendo talvolta il contatto con la realtà circostante.
  • Sofferenza e reazioni fisiche: intensa ansia, panico, tachicardia o sudorazione quando ci si imbatte in dettagli interni o esterni che ricordano l’evento.

L’evitamento persistente

Per difendersi dal dolore, la persona mette in atto tentativi costanti di evitare:
  • Fattori interni: ricordi, pensieri o sentimenti legati al trauma.
  • Fattori esterni: persone, luoghi, conversazioni, attività, oggetti o situazioni che possano riattivare il ricordo doloroso.

Alterazioni negative di pensieri ed emozioni

Il trauma modifica la percezione di sé e del mondo, provocando almeno due dei seguenti sintomi:
    • Amnesia dissociativa: incapacità di ricordare dettagli importanti dell’evento (non dovuta a sostanze o traumi cranici).
    • Convinzioni negative su di sé o sul mondo: pensieri del tipo “Io sono sbagliato”, “Il mondo è del tutto pericoloso”, o “Non ci si può fidare di nessuno”.
    • Colpevolizzazione: pensieri distorti che portano a dare ingiustamente la colpa a se stessi o agli altri per l’accaduto.
    • Stati emotivi negativi persistenti: sentimenti costanti di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna.
    • Distacco dagli altri: marcata riduzione dell’interesse per le attività quotidiane e senso di estraneità verso le persone care.
    • Anedonia: incapacità persistente di provare emozioni positive come felicità, amore o soddisfazione.

E. Iperattivazione e reattività (Arousal)

Il sistema nervoso rimane in uno stato di costante allarme (“attacca o fuggi”), manifestando:
    • Irritabilità ed improvvise esplosioni di rabbia senza motivo apparente.
    • Comportamenti spericolati o autodistruttivi.
    • Ipervigilanza: sentirsi sempre in pericolo o sul chi vive.
    • Esagerate risposte di allarme (sobbalzare facilmente).
    • Difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno (insonnia o sonno non ristoratore).

Parametri temporali e impatto sulla vita
Per poter diagnosticare il PTSD, i sintomi sopra descritti devono:
    • Durare per più di 1 mese.
    • Causare un disagio clinicamente significativo e compromettere la vita sociale, lavorativa o familiare.
    • Non essere attribuibili all’uso di farmaci, alcol, droghe o altre condizioni mediche.

Le specificazioni cliniche
In sede diagnostica, il clinico valuta la presenza di due condizioni particolari:
  1. Con sintomi dissociativi: quando la persona manifesta anche depersonalizzazione (sentirsi distaccati dal proprio corpo, come in un sogno) o derealizzazione (percepire l’ambiente circostante come irreale, distorto o artificiale).
  2. Con espressione ritardata: quando i criteri diagnostici completi si manifestano solo dopo 6 mesi dall’evento traumatico, anche se alcuni sintomi isolati possono essere emersi subito.

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