Sicurezza: dote o allenamento? C’è una credenza diffusa, tanto comune quanto errata: quella che esistano persone “nate sicure” e altre destinate a restare nell’ombra. La realtà è molto diversa. La sicurezza non è un marchio di fabbrica genetico, ma il risultato di un allenamento costante con la realtà.
La sicurezza personale non è un dono di nascita, così come non lo è il suo contrario: l’insicurezza. Non si nasce sicuri, così come non si nasce insicuri, ma lo si diventa attraverso le esperienze vissute che ci portano a scoprire (o a ignorare) le nostre risorse e capacità personali.
Oltre il mito del talento: la metafora del muscolo
Nessuno viene al mondo con la certezza di farcela. Possiamo pensare alla fiducia in noi stessi come a un muscolo: se lo esercitiamo affrontando sfide quotidiane, si tonifica; se evitiamo il confronto per paura, si atrofizza. La sicurezza, quindi, non è un trofeo da mettere in bacheca, ma una competenza che va alimentata ogni giorno attraverso l’azione.
Pertanto, la sicurezza personale non è un traguardo raggiunto una volta per sempre, ma una capacità da coltivare costantemente attraverso l’azione e il confronto con la realtà.
Il cervello plastico: oltre il copione infantile
Le radici dell’insicurezza affondano spesso nei messaggi ricevuti da bambini. L’iperprotezione, pur nascendo dall’amore, comunica un messaggio silenzioso: “Non sei in grado di farcela da solo”
L’insicurezza personale comincia a strutturarsi sin da bambini. In questa fase delicata, non siamo ancora responsabili delle nostre azioni, ma lo sono gli adulti che ci educano. I messaggi che riceviamo dai caregiver agiscono come i primi “istruttori” del nostro senso di efficacia:
- L’incoraggiamento all’autonomia permette di testare i propri strumenti.
- L’iperprotezione o la svalutazione, al contrario, comunicano implicitamente un messaggio di incapacità: “Non puoi farcela da solo”.
Dall’incapacità appresa alla responsabilità adulta
Per ritonare al titolo di questa pagina, “Sicurezza: dote o allenamento”, se nell’infanzia subiamo l’impronta educativa altrui, nell’età adulta abbiamo la possibilità di ri-allenare quel muscolo rimasto fermo.
Uscire dalla trappola dell’insicurezza non significa analizzare all’infinito il passato, ma iniziare a piccoli passi a sfidare la percezione di incapacità. Solo smettendo di evitare le situazioni temute e ricominciando a “fare”, possiamo trasformare l’insicurezza in una nuova, solida competenza personale.
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