I disturbi di ansia

Mag 16, 2025

I disturbi d’ansia, se osservati con lente minuziosa, rivelano una struttura costante: nascono quasi sempre da un iniziale e minimo episodio di paura. Ciò che trasforma quel momento in una patologia non è l’evento in sé, ma il peggioramento causato dai dubbi e dai pensieri del soggetto. Il timore di sentirsi nuovamente male, anche senza un motivo evidente, diventa il centro della vita quotidiana. Domande come “Chi mi aiuterà?” o “E se mi sentissi male in mezzo alla gente?” attivano inevitabilmente comportamenti di fuga ed evitamento.

Si finisce così per cadere nella “paura della paura”, vivendo in uno stato di perenne allerta. Il paradosso è chiaro: il disagio nasce da eventi di piccola entità, ma sono le soluzioni adottate dal soggetto a causare il mantenimento e l’aggravamento dei sintomi.

Il circolo vizioso: l’Approccio Strategico e Cibernetico

I disagi psicologici sono mantenuti dalle tentate soluzioni cioè proprio da quello che si fa per risolverli. Per esempio, la persona che ha paura si sentirsi male fuori casa, cercherà di uscire il meno possibile da sola per evitare possibili sintomi e sarà, conseguentemente, portata a cercare compagnia anche dentro casa. Si arriverà alla fine a evitare quasi tutto. Questa condizione, paradossalmente, porterà, però ad un aumento delle situazioni di paura, perché il concentrarsi a evitare ogni minimo allontanamento o momento di solitudine, creerà il panico.

Il paradosso dell’aiuto

Un altro fattore critico è la ricerca costante di aiuto. Creare una rete di persone pronte a intervenire in ogni momento porta a una graduale patologizzazione della situazione. Ricevere aiuto, infatti, comunica indirettamente un messaggio svalutante: “Ti aiuto perché ti reputo debole e incapace di farcela da solo”.

E’ facile capire come questa patologizzazione della situazione porti a un graduale aggravamento del problema. Perché aiutando qualcuno, anche se a fin di bene o con le migliori intenzioni, si comunica indirettamente che lo si reputa “un debole”.

Da questa prospettiva i disturbi di ansia non sono il prodotto di una specifica causa, ma il frutto di complesse retroazioni tra soggetto e realtà, innescate da un evento che spesso non ha niente a che fare con la sintomatologia. Conseguentemente le tentaste soluzioni rappresentano il mantenimento della rigidità del sistema pecettivo-reattivo disfunzionale del soggetto, venutosi a creare con lo sviluppo del disturbo (Nardone, 1993).

Perché perstiamo nell’errore?

Perché continuiamo a usare strategie fallimentari? Secondo Maja Skorianec (2000), queste azioni offrono una riduzione momentanea del sintomo. Funzionano come un anestetico immediato contro la paura, spingendo il soggetto a pensare che, se non hanno funzionato del tutto, deve solo “impegnarsi di più” nella stessa direzione, alimentando così il circolo vizioso.

Il trattamento strategico

L’obiettivo della terapia è interrompere questa dinamica, aiutando la persona ad affrontare le proprie paure invece di fuggire. Il terapeuta strategico guida il cliente ad allontanarsi da ciò che appare “logico e istintivo”, portandolo a scardinare le rigide catene dell’ansia attraverso esperienze concrete di cambiamento.

Gentile visitatrice/visitatore, se desidera avere maggiori informazioni, o chiedere un supporto, può chiamare direttamente al 347.0716419, o cliccare su contatti. Ricevo a Ciampino, via Alessandro Guidoni, Roma, zona Castro Pretorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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