Le fobie o paure patologiche: la paura è una compagna di viaggio inevitabile, un dispositivo di sicurezza che la natura ci ha donato per proteggerci. Ma, cosa accade quando questo sensore biologico si ipersensibilizza, e inizia a segnalare emergenze anche dove regna la calma?
Le paure patologiche sono caratterizzate dal provare una paura esagerata e spesso invalidante nei confronti di un determinato oggetto o situazione. Questi oggetti o situazioni per la maggior parte della popolazione non sono fonte di pericolo. Anche se, alcune situazioni temute dalle persone fobiche sono temute anche da coloro, che non sono fobici.
Quello che è importante sottolineare, è che quando si incontra una persona che manifesta una paura di questo tipo dobbiamo, renderci conto che la paura, l’ansia è reale, vera, anche se il pericolo oggettivamente può non esserlo affatto.
Il concetto di fobia implica una certa specificità, poiché la realtà che spaventa è spesso circoscritta, precisa e chiaramente identificabile.
Differenza tra fobia e paura normale
Nello specifico, chi sviluppa una fobia cade solitamente in tre trappole:
- L’Evitamento: Ogni volta che evitiamo la situazione temuta (che sia un ascensore, una piazza o un animale), proviamo un sollievo immediato. Ma attenzione: quel sollievo è un veleno.
- La Richiesta di Aiuto: Farsi accompagnare o rassicurare dai propri cari crea un’illusione di sicurezza, ma comunica costantemente a noi stessi: “Ti aiuto perché da solo non potresti farcela”. La fiducia in sé stessi viene così lentamente erosa.
- Il Controllo che fa perdere il controllo: Il tentativo di monitorare i propri parametri fisiologici (battito, respiro) per paura di stare male, produce paradossalmente l’effetto opposto: l’alterazione di quelle funzioni e l’esplosione del panico.
Una delle caratteristiche della paura patologica è che il riconoscimento o la spiegazione dell’irragionevolezza di una paura non serve a modificarla.
L’individuo fobico è solitamente capace di valutare più realisticamente il pericolo reale della situazione da lui temuta, quando si trova a distanza. Non appena si avvicina alla situazione che lo spaventa, la sua valutazione diventa meno realistica.
Le paure patologiche in genere causano un’intensa ansia, associata a vari sintomi fisici ed emotivi. La reazione del soggetto può variare da un’ansia moderata al panico (la forma estrema della paura), che determina il desiderio impellente di evitare l’oggetto o la situazione.
Le fobie che possono scatenare un attacco di panico sono varie: l’agorafobia, l’acrofobia, la paura del rifiuto sociale, la paura di volare, la paura di perdere le persone care, la paura degli animali, la claustrofobia, la paura delle malattie e così via.
Le fobie invalidano la vita delle persone
Nessuna patologia è più logica e coerente di una fobia. Quella che appare come una reazione irrazionale è, in realtà, l’esito di un processo rigoroso: il tentativo costante di controllare la realtà per sentirsi sicuri. Immaginate di camminare ogni giorno con uno scudo pesantissimo per proteggervi da un nemico che non c’è: col tempo, non sarà il nemico a colpirvi, ma il peso dello scudo a schiacciarvi.
Nelle fobie, la protezione si trasforma in persecuzione. Proprio qui scatta il paradosso strategico: le precauzioni che prendiamo per difenderci – l’evitare i luoghi temuti o il chiedere aiuto – diventano le sbarre della nostra prigione. Per capire come uscire da questo labirinto, non dobbiamo chiederci perché la paura è nata, ma come riusciamo, ogni giorno, ad alimentarla attraverso quelle ‘soluzioni’ che la mantengono in vita (tentata soluzione).
Il modello della Terapia Breve Strategica
Siamo abituati a trattare la paura come un’anomalia da correggere. In realtà, essa è il pilastro fondamentale della nostra sopravvivenza. Il problema sorge quando questa struttura si irrigidisce. Secondo il modello della Terapia Breve Strategica, la chiave non è spiegare la paura, ma sbloccare il meccanismo che ci impedisce di guardarla in faccia.
Nelle fobie, la vera trappola non è l’emozione in sé, ma l’impalcatura di difese che erigiamo nel tentativo di sentirci al sicuro. Invece di risolvere il problema, queste precauzioni – che in Terapia Breve Strategica chiamiamo ‘Tentate Soluzioni’ – finiscono per alimentarlo.”
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